Il legame tra intelligenza emotiva e auto narrazione

“Caro diario ti scrivo…”: il legame tra intelligenza emotiva e auto narrazione.

L’intelligenza emotiva consiste nella capacità di monitorare le emozioni e i sentimenti propri e altrui e l’auto narrazione può favorirne lo sviluppo.

Intelligenza emotiva e auto narrazione: Il bisogno di raccontarsi e di raccontare è centrale nella vita di ogni individuo e il metodo dell’ auto narrazione rappresenta uno strumento utile per l’interpretazione della realtà, per sollecitare il recupero di senso esistenziale, spirituale, relazionale, cognitivo e affettivo della propria storia di vita. È proprio all’interno della psicologia cognitiva che Bruner (1991) s’interroga se le vite siano interessanti o se sia il racconto che costruiamo che le rende tali perché assumono nell’interlocutore un significato pregnante; è proprio sulla ricerca di significato che Bruner ha posto l’accento.

Le teorie psicologiche sull’intelligenza

È passato poco più di un secolo da quando Binet (1905) valutava l’intelligenza dei giovani francesi discriminando l’uno dall’altro in base ad un punteggio che indicava l’età mentale del soggetto; siamo lontani anni luce da quando Spearman (1904) ipotizzava la teoria dei due fattori dell’intelligenza individuando il fattore G (generale) e S (specifico).

Ne ha fatta di strada la Psicologia fino ad arrivare ad un quadro molto più complesso che definisce l’intelligenza come un costrutto multifattoriale che arriva a comprendere 120 differenti abilità mentali, una indipendente dall’altra (Giulford, 1967). Nell’ambito della teorizzazione delle intelligenze multiple è Gardner (1987) a definire il concetto d’intelligenza comprendendo due aspetti che seppur presi in considerazione in precedenza (Thorndike, 1920) non avevano riscosso il successo degli ultimi 20 anni, l’aspetto emotivo e sociale. La parola chiave in questa concezione dell’intelligenza è “multipla”: il modello di Gardner si spinge ben oltre il concetto standard di QI come singolo fattore immutabile. Secondo la teoria delle intelligenze multiple, i test che ci hanno assillato quando andavamo a scuola, discriminando chi poteva frequentare il liceo piuttosto che un istituto professionale, sono basati su un concetto d’intelligenza che non trova riscontro nell’autentica varietà di competenze ben più importante di quanto non sia il QI.

Il costrutto di intelligenza emotiva
Sono Salovey e Mayer (1990) a formulare una prima definizione del costrutto di intelligenza emotiva come capacità di monitorare le emozioni e i sentimenti propri e altrui, di discriminare tra sentimenti ed emozioni e di utilizzare le informazioni ricavate per guidare comportamenti e pensieri in modo adeguato alle diverse situazioni. Mayer (1995) considera il costrutto di personalità, inteso come sistema di strutture e di processi che determinano il modo con cui ciascuno reagisce all’ambiente fisico e sociale, insomma, il personale modo di percepire, esperire le emozioni e pensare. Questo fornisce all’individuo un senso di identità personale. Il concetto di Intelligenza emotiva è stato ripreso da Daniel Goleman (1996) come l’insieme delle capacità di autocontrollo, di entusiasmo, di perseveranza e di automotivazione, saper leggere i sentimenti più intimi di un altro individuo e saperli gestire tranquillamente. Intelligenza emotiva: capacità di motivare se stessi e di persistere nel perseguire un obiettivo nonostante le frustrazioni; di controllare gli impulsi e rimandare la gratificazione; di modulare i propri stati d’animo evitando che la sofferenza ci impedisca di pensare; e la capacità di essere empatici e di sperare.

Nella sua fondamentale definizione d’ intelligenza emotiva Goleman (1996) include le intelligenze personali di Gardner estendendo queste abilità a 5 ambiti principali:
1) Padronanza di Sé, che richiede la capacità di saper dominare i propri stati interiori, saper guidare gli impulsi e sapersi adattare e sentirsi a proprio agio in nuove situazioni;
2) Motivazione, caratteristica che spinge l’individuo a realizzare i propri obiettivi sapendo cogliere le occasioni che gli si presentano, impegnandosi e restando costante nonostante le possibili avversità.
3) Empatia, intesa come la capacità di riconoscere le prospettive ed i sentimenti altrui, mostrandosi pronti a soddisfare le esigenze dell’Altro, ed aiutarlo cercando di mettere in risalto quelle che sono le sue risorse. Ma anche la capacità di individuare e coltivare le opportunità che vengono offerte dall’incontro con persone, il saper interagire all’interno di un gruppo sulla base dell’interpretazione delle correnti emotive e dei rapporti di potere esistenti nel gruppo stesso;
4) Competenza Sociale: ossia la modalità con cui gestiamo le relazioni con l’Altro; a questa fanno rifermento: abilità sociali, ossia tutte quelle abilità che ci consentono di indurre nell’Altro risposte desiderabili. Si va dall’utilizzo di tattiche di persuasione efficienti, al saper comunicare in maniera chiara e convincente, così da saper guidare il gruppo sia in un eventuale cambiamento, sia nel risolvere eventuali disaccordi. Rientra inoltre nell’abilità sociale il cercare di favorire l’instaurarsi di legami fra i membri di un gruppo creando un ambiente positivo che consenta di lavorare per obiettivi comuni;
5) Competenza Personale, ossia il modo in cui controlliamo noi stessi; racchiude al suo interno: consapevolezza di Sé, da intendersi come capacità di riconoscere le proprie emozioni, sapere quali sono i propri limiti e le proprie risorse ed avere sicurezza nelle proprie capacità.

Quest’ultima caratteristica, la consapevolezza emozionale è una componente fondamentale, i soggetti consapevoli dei propri stati d’animo sono autonomi, sicuri e sono in grado di raccontarsi e raccontare i propri vissuti, non tendono al rimuginio, insomma godono di una buona salute psicologica.

Da queste definizioni si evince come l’ intelligenza emotiva sia un costrutto complesso che prevede la presenza di gestione delle proprie e altrui emozioni, motivazione, capacità di adattamento, autocontrollo e capacità di esprimere e raccontare i propri stati così da trovare significati alle esperienze presenti e passate.

Insomma l’Intelligenza Emotiva racchiude al suo interno quelle capacità di consapevolezza e padronanza di se, motivazione, empatia e abilità nella gestione delle relazioni sociali, che qualunque persona può sviluppare e che si rivelano fondamentali per ogni essere umano.

Il nesso tra intelligenza emotiva e auto narrazione
In quest’ottica, comprendere noi stessi e gli altri consiste nel comprendere i processi che vengono messi in atto nell’attribuzione di significato ai diversi eventi della nostra vita. La struttura narrativa è insita nella prassi dell’interazione sociale ma soprattutto rappresenta lo strumento per la costruzione del sé. Ma qual è la connessione tra quest’aspetto dell’intelligenza e l’ auto narrazione?

Il bisogno di raccontarsi e di raccontare è centrale nella vita di ogni individuo e il metodo dell’ auto narrazione rappresenta uno strumento utile per l’interpretazione della realtà, per sollecitare il recupero di senso esistenziale, spirituale, relazionale, cognitivo e affettivo della propria storia di vita. È proprio all’interno della psicologia cognitiva che Bruner (1991) s’interroga se le vite siano interessanti o se sia il racconto che costruiamo che le rende tali perché assumono nell’interlocutore un significato pregnante; è proprio sulla ricerca di significato che Bruner ha posto l’accento.

Per l’autore l’essenza stessa della comunicazione è il significato che gli esseri umani creano in base ai loro contatti con il mondo (…) per costruire e attribuire un senso non solo al mondo, ma anche a se stessi. È proprio Bruner ad aver teorizzato il concetto per l’essenza della comunicazione e il significato che gli esseri umani creano a partire dal contatto con il mondo. Il bambino possiede un’attitudine innata che gli garantisce la capacità di entrare nel significato ma affida al genitore la capacità d’interazione per far in modo che avvenga uno scambio reciproco indispensabile per l’evoluzione linguistica e dei suoi significati. Sono i significati che costruiamo e che guidano il pensiero e l’azione ad essere parte integrante della trama delle nostre narrazioni; queste sono, a loro volta, il collante che unisce i significati e ne consente la comunicazione. La struttura narrativa è insita nella prassi della interazione sociale, la forma narrativa è lo strumento per la costruzione del senso della vita. Le strutture narrative assumono universalmente forme attraverso cui le persone comprendono la realtà e comunicano su di essa. Il racconto permette di costruire significati che permettono di interagire con il sistema all’interno del quale vivono. I valori culturali pongono degli obiettivi alle persone anche per garantire il loro riconoscimento all’interno di quella cultura.

L’auto narrazione, parlare di sé e delle proprie emozioni rimanda a fattori specifici come il tipo, l’intensità, le cause scatenanti, il contesto e il ruolo sociale, nonché differenze individuali come credenze, valori, scopi, la percezione e l’espressione emotiva; risulta evidente quanto acquisire una competenza emotiva è il risultato di un lavoro complesso proprio perché tante sono le variabili. Ci si può avvalere di metodologie e tecniche vicine a quelle della psicoterapia, a seconda delle dimensioni si possono suggerire tecniche diverse: per la relazione con se stessi e con il proprio corpo la più utilizzata è la tecnica del diario e dell’ autobiografia. Elaborare, ripercorrere quello che abbiamo vissuto ci dà la possibilità di riflettere e dare significati che prima non erano stati presi in considerazione, spesso questo lavoro non è semplice da dare da soli, la psicoterapia ci fornisce gli strumenti.

La pratica della scrittura e dell’ auto narrazione attivano o riattivano percorsi di crescita individuali o di gruppo, risultando utile sia in contesti educativi, terapeutici e lavorativi. Lo strumento dell’ auto narrazione per eccellenza è il diario che ha lo scopo di registrare il flusso degli eventi quotidiani della nostra esperienza interna, una caratteristica è quella della brevità che permette di registrare una maggiore quantità di materiale e di avere una maggiore varietà di argomenti, l’altra caratteristica è la centralità della propria prospettiva (emozioni, pensieri, comportamenti); registrare gli eventi, essere capace di riflettere su questi riportandoli ad un’altra persona è alla base della logica degli homeworks tanto cari alla psicoterapia cognitiva. Probabilmente è per questo che un percorso terapeutico ci rende più intelligenti, almeno emotivamente.

Articolo tratto dal sito State of Mind. Clicca qui per leggere l’articolo originale.