Anomalisa, film sulla perfezione cercata negli altri e sulla conseguente delusione

In “Anomalisa”, film di animazione sceneggiato e diretto da Charlie Kaufman, viene trattato il tema dell’ideale della perfezione cercato negli altri e nella conseguente delusione nel momento in cui essa non viene trovata.

La trama: Michael Stone, marito, padre e apprezzato autore del libro “How May I Help You Help Them?” (Come posso aiutarvi ad aiutarli?) è un uomo paralizzato dall’ordinarietà della sua vita. In occasione di un viaggio d’affari a Cincinnati dove deve tenere una conferenza ad un congresso di professionisti del settore servizio clienti, pernotta al Fregoli Hotel. Lì scopre, con sua grande meraviglia, una possibile via di uscita dalla sua disperazione nei panni di una rappresentante di una ditta di dolci di Akron di nome Lisa, una donna senza grandi pretese che potrebbe essere o meno il grande amore della sua vita.

E’ un film del 2015, in Italia è uscito quest’inverno ma non ha avuto una programmazione molto lunga nelle sale. Consiglio di cercarlo nella programmazione estiva dei cinema e dei cineforum o vederlo a noleggio. E’ certamente un interessante spunto di riflessioni.

 

La comunicazione emotiva

A volte teniamo dentro certi pensieri e sentimenti così a lungo che poi siamo in grado di esprimerli anche senza l’aiuto delle parole. È facile che accada, perché il linguaggio verbale rappresenta solo una piccola percentuale della nostra comunicazione emotiva.

Siamo in grado di esprimerci con lo sguardo, con i gesti, con la posizione del corpo e con il nostro atteggiamento e, spesso, tutto ciò dice molto di più di semplici lettere messe assieme per spiegare i nostri sentimenti e i nostri pensieri. La comunicazione è molto versatile ed amplia ed è per questo che possiamo dire che, anche se chiudiamo la bocca, esistono centinaia di elementi che funzionano come sottotitoli e che trasmettono il nostro messaggio.

In teoria, ciò non è un male, poiché non sempre è appropriato o necessario esprimere a parole quello che proviamo o che pensiamo per comunicarlo agli altri. È in queste occasioni, quindi, che la comunicazione emotiva offre diverse possibilità ed è molto più amplia.

La comunicazione emotiva è molto amplia e si basa su diversi elementi, come le espressioni del viso, i movimenti, i gesti, il tatto, la scelta delle parole, il tono della voce, le metafore, ecc.

Esprimere quello che proviamo o pensiamo è molto più complicato quando l’informazione si trova nascosta dietro la rabbia o la tristezza. Esistono molti motivi per i quali non vogliamo esprimere i nostri sentimenti quando sono mescolati ad esperienze o emozioni negative.
A volte pensiamo che il modo migliore di risolvere le cose e di cambiare in meglio una situazione sia ignorando quello che ci infastidisce ed evitando di pensare a quello che ci rende tristi, arrabbiati o impauriti.

Altre volte, invece, pensiamo che i nostri sentimenti siano troppo spaventosi o fastidiosi per essere comunicati. Può darsi persino che consideriamo ingiusto opprimere chi ci sta intorno con questioni emotive e sentimenti che “non sono poi tanto importanti”.

Forse non riusciamo nemmeno a trovare le parole per spiegare cosa ci sta succedendo oppure crediamo che se esprimiamo i nostri sentimenti violeremo la nostra intimità e privacy.

Nonostante ciò, come abbiamo già detto, cercare di nascondere i propri sentimenti non vuol dire che non si vedano, soprattutto perché, quando iniziano a straripare, diventano molto evidenti.

Non ci è difficile immaginare che dietro il sarcasmo si nasconde l’ostilità o che una persona che distoglie lo sguardo e sorride è innamorata di un’altra, anche se non vuole darlo a vedere.

Quando percepiamo le emozioni o cerchiamo di condividere un messaggio emotivo, ci concentriamo sempre sulla postura, sulle espressioni del viso, sul tono della voce… Questo significa che facciamo più attenzione a come vengono dette le cose, piuttosto che a ciò che viene detto.

Sia per la comunicazione sia per la lettura di informazioni emotive è necessario:

Fare attenzione al viso e alle espressioni facciali.
Interpretare i movimenti e i gesti.
Dare importanza al linguaggio del tatto.
Fare attenzione a quello che svela la voce.
Trasformare le sensazioni in parole.
Saper ascoltare sia noi stessi sia gli altri.

In poche parole, per essere in grado di comunicare in modo efficace le nostre emozioni, abbiamo bisogno di qualcosa in più delle semplici parole. Infatti, dobbiamo sia mandare sia ricevere i messaggi non verbali nel modo corretto. Rare volte usiamo solo le espressioni del viso o i gesti per comunicare, ma di solito usiamo tutti questi elementi della comunicazione insieme.

Per questo motivo è importante sincronizzare tutti questi elementi per essere in grado di esprimere quello che proviamo in fondo al cuore e per migliorare il nostro stato d’animo in generale. Le lacrime che non si piangono e le parole che non si pronunciano posso portarci fino al baratro e, soprattutto, sono fonte di incomprensioni e di un inutile isolamento emotivo.

Quando diventiamo abili comunicatori, le nostre relazioni migliorano, così come il nostro modo di vedere la vita e di contemplare i conflitti. Questo ci aiuta a sentirci meglio e a saperci ascoltare, il che, anche se richiede uno sforzo, apporta notevoli benefici.

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